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Che pizza il marketing olfattivo.

Profumi e ricordi come azioni involontarie di marketing.

pubblicato da Mario Innocente, il 11 marzo 2009



Che pizza il marketing olfattivo.
Se chiudo gli occhi e mi concentro, sento ancora il profumo del ragù in scatola Star che mia madre usava in vacanza al mare per condirmi gli spaghetti. Se ci penso intensamente riesco addirittura a vedere il corridoio buio che porta all’appartamento, la porta aperta in fondo al corridoio e la luce del sole calda di mezzogiorno filtrare da dentro la stanza. A volte, nostalgicamente, al supermercato prendo dallo scaffale una o due confezioni di quel ragù, industriale sì, ma in grado, con il suo profumo, di riportarmi indietro nel tempo. E dire che lo faccio meglio io il ragù, sicuramente più sano, ma alla sola vista del packaging, sostanzialmente invariato dagli anni ’70 ad oggi, ne percepisco il profumo. Ed è un profumo, perché legato ad un ricordo da bambino, altrimenti, se l’avessi conosciuto oggi, lo leggerei come odore. E quanti altri odori, o profumi dell’infanzia, hanno avuto la funzione di "vendere" il prodotto o di fissarne nella memoria, utilizzando l’olfatto, la marca? Se ancora ripenso al passato ricordo con chiarezza prodotti come i Sofficini Findus, la carne Simmental o il più temibile di tutti...lo Spuntì. Accidenti quante volte l’ho mangiato e se ci ripenso il ricordo che mi viene in mente è una gita a Bolca alle elementari a vedere una cava di fossili. Accidenti! Quanto conta un profumo, un odore, forse più della vista o del nome. Ancora per citare qualche esempio, che magari farà tornare in mente anche a voi dei ricordi del passato (spero magari non troppo tristi), penso per esempio alla Naftalina (nome commerciale del naftalene) nell’armadio, usato da tutti, o quasi, con l’idea che fosse un anti tarme perfetto ed efficace. Intanto faceva puzzare tutti i vestiti e riguardo l’efficacia nel combattere le tarme, non se ne hanno prove certe. Così ce ne andavamo a scuola che sapevamo tutti lo stesso odore. Poi alcuni, giocando, ripescavano anche dalle tasche qualche pallina superstite e so di miei compagni che, come Eta Beta, se le sgranocchiavano. Oppure, il caso più diffuso di profumo contagioso è quello della pizza. A volte se anche hai da poco pranzato e passi di fronte ad una pizzeria al trancio e ne senti uscire il profumo di pizza appena sfornata, ti viene la voglia di metterne sotto i denti almeno un pezzettino. Ma mi posso sbagliare e se così fosse confermatelo. Ma il mix di pane, leggermente croccante e abbrustolito, il pomodoro e la mozzarella, comunque in gran parte base di molte pizze, danno all’olfatto un impatto forte che, viaggiando su per il naso, in realtà va giù verso lo stomaco e stimola so io cosa, che fa sì che ti torna l’appetito, anche se poi non la mangi. Così il pane? Un negozio di dischi della mia città sta in parte, sopra un panificio. Sono tra i più bravi in città, le loro specialità sono grissini di diversi tipi e i Pretzel o Brezel, fatti proprio come quelli bavaresi. Se vai al piano superiore del negozio, nel reparto jazz e in quello attiguo di classica, nell’arco della mattinata, di sicuro dopo aver comprato un disco scendi e ti compri mezzo chilo di pane e grissini e altre prelibatezze di cui ne hai prima sentito il profumo. Ironicamente alcuni commessi del negozio di dischi si lamentavano del fatto che questo persistente profumo li fa star male dalle 10 del mattino almeno fino all’ora di pranzo e se a casa non trovano sul tavolo un pezzo di pane s’incazzano pure! Siamo sicuri che il marketing olfattivo sia, per questi, ma anche per altri motivi, un’invenzione di questi ultimi anni? Penso che sicuramente l’invenzione sta nel combinare odori che rimandano a ricordi, così da portarti ad acquistare un prodotto. Se dentro un negozio di giocattoli facessero circolare odore di ragù Star, sicuramente ne uscirei con in mano un secchiello e una paletta da spiaggia. La cosa interessante è infatti il percorso a ritroso proposto dalla metodologia, ma non sempre potrebbe funzionare. Magari un’altra persona, sentendo dentro al negozio di giocattoli, profumo di ragù Star, potrebbe uscire a mani vuote e andare di filato in un supermercato per comprarne una confezione da tre. Insomma, tanti espedienti, ma non dimentichiamoci del mix. Intanto una serie di ricordi hanno percorso la mia mente, proprio oggi che avevo voglia di pizza.

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2 Messaggi del forum

  • Che pizza il marketing olfattivo.

    3 giugno 2009 15:42, di Lucagian
    Buongiorno Mario, leggendo il suo articolo mi sento di condividere tutte le affermazioni da lei riportate, ma occorre fare una precisazione per i non addetti ai lavori. Innanzitutto mi presento; sono Gianluca Gualtieri, classe "64, amministratore di un’azienda che si occupa attivamente da 15anni di marketing olfattivo a vari livelli. La precisazione: il marketing olfattivo è un termine scorretto per eprimere il concetto da lei citato nei vari esempi; mi spiego meglio. Se io, sono in grado di controllare nello spazio e nel tempo la durata di una fragranza, susseguita dalla dissolvenza della stessa, stò facendo un’attività di mkt olfattivo, mentre, se caratterizzo olfattivamente - indipendentemente dalla fragranza utilizzata - un’ambiente, faccio semplicemente un’attività di profumazione ambientale. Su questo punto c’è parecchia confusione in quanto mancano gli elementi necessari (conoscenza delle tecniche/strumenti di erogazione delle fragranze) per la corretta esposizione dei concetti. Se le può interessare approfondire l’argomento, le lascio il link del mio sito, dove potrà trovere alcune case-history di rilievo con distinzione tra le diverse attività (www.quellidelnaso.it). Ringrazio per tutto, saluto cordialmente.

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    • Che pizza il marketing olfattivo. 4 giugno 2009 09:37, di Mario Innocente

      Intanto grazie Gianluca, per le precisazioni e per l’intervento.

      Essendo un post di qualche tempo fa, me lo sono andato a rileggere, facendo anche un salto veloce a vedere il tuo (mi permetto di darti del tu..) sito. Diciamo che le cose che citavo volevano essere più un gioco che una lezione sul marketing olfattivo. Ma di vero e concreto c’è il finale, ovvero l’importanza del mix nelle strategie. Il bello del vostro, come del nostro lavoro è che abbiamo la possibilità e dovremmo assolutamente sfruttarla, di mescolare le nostre competenze per creare strategie più ampie, in grado principalmente di dare frutti tangibili alle aziende. La citazione al marketing olfattivo derivava da un’esperienza vissuta pochi giorni prima e dal pensiero di come questa potesse incastrarsi con altre tipologie di marketing, con l’intenzione di valutare se si possono fare delle cose nuove. Infatti, non per contraddirti, penso che sia controproducente avere un atteggiamento troppo legato alle proprie competenze e conoscenze. Cosa intendo: se io mi occupo di una certa cosa, non dovrei essere legato alle metodologie standard che quella cosa presuppone, ma dovrei prendere le esperienze o gli studi fatti, per far si che quella cosa possa evolversi e trasformarsi, così come si trasforma ogni giorno la vita. Lo so infatti che il marketing olfattivo, così come regola vuole, non è esattamente ciò che ho citato io, ma perché no, aprire una nuova finestra così che si possano mescolare molti più "odori" di marketing?

      Grazie ancora Gianluca, ti invito ad intervenire quando vuoi, magari anche con un post firmato da te sulle tue esperienze di marketing olfattivo sul campo.

      Un caro saluto, Mario

      Vedi on line : Per farsi un’idea sul marketing olfattivo: quelli del naso.it

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