La situazione attuale continua a determinare le azioni in azienda e non solo. Sembra che ci sia un grande fermo, con piccoli andirivieni, come scriveva uno scrittore e comico italiano di nome Alessandro Bergonzoni. Il suo "Il grande Fermo e i suoi piccoli Andirivieni" racconta delle mirabolanti avventure di Alvise e Wella, sperduti nell’immensità labirintica del gratta c. alla ricerca del diafano Imas, gran cerimoniere di un’inebriante e misteriosa spedizione collettiva. Tra mosche esclamative e cervi che pamplonano, una girandola d’incontri e soprassalti disegna un saliscendi di sensazioni e eccitazioni.
Mi sembra che questa sia una parte della attuale situazione, non solo nel nostro paese, ma un po’ ovunque nel mondo. Da un lato i mass media che, non solo qui da noi, che fino a poco tempo fa riempivano le pagine dei giornali di titoli che richiamavano alla crisi e alle drammatiche prospettive future a cui questa avrebbe portato. Dall’altro i governi, che mettevano in allarme cittadini e imprese sulle possibili conseguenze della situazione economico/finanziaria. Ora il capovolgimento.
Solo l’altro giorno, per citarne una su tutte, la Presidente di Confindustria Emma Margegaglia ha detto "La sostenibilità ambientale non è solo una necessità ma può rappresentare, se affrontato nella maniera appropriata, un potente motore di crescita oltre a superare la stretta creditizia. Noi siamo pronti a prendere le nostre responsabilità per ridurre l’emissione di gas serra ma deve essere un onere diviso tra tutti i Paesi, un impegno condiviso". Secondo Marcegaglia é necessario "trovare il giusto equilibrio tra salvaguardia ambientale, sicurezza energetica e competitività imprese". Per quanto riguarda scambi commerciali e investimenti, "troppo spesso - ha detto il presidente di Confindustria - la nozione di ’interesse nazionale’ ha distorto il commercio e la concorrenza, sprecando risorse, riducendo il valore aggiunto e il reddito (rpt, il reddito) globale. Sta succedendo, nonostante i governi, sia nei paesi avanzati che in quelli emergenti, si siano pubblicamente impegnati sull’apertura e l’accesso al mercato, sulla liberalizzazione"
(Ansa).
Penso che abbia ragione, in parte, ma non dice qual è il principale problema.
Chi può apportare il cambiamento, oltre a noi naturalmente, sono i manager delle aziende. Ne hanno le capacità, sono stati formati per questo, oltre che per dirigere un’azienda o una parte di essa. Penso che allora, negli Istituti dove si insegna marketing, economia aziendale, comunicazione, management, dovrebbero introdurre le carte da gioco. Sembra infatti che siano lì, con una decina di buone carte in mano, tra cui quelle che nomina la Marcegaglia nel suo discorso al G8, ma non sappiano bene come giocarle, in alcuni tristi casi, nemmeno a cosa servono.
E così, molte di queste aziende sono praticamente ferme. Arrivati al loro turno di gioco, passano, attendendo magari di vedere gli altri giocatori cosa faranno, immaginare le loro mosse, per poi agire di conseguenza. Nel frattempo non muovono un dito, nella paura di mettere sul tavolo la carta sbagliata.
L’importante ora è fare, non aspettare il proprio turno stando a vedere cosa fanno gli altri, ma fare. Emma Marcegaglia ha ragione: chi sarà in grado di innovare, di giocare bene le sue carte ora, avrà maggiori possibilità di uscire bene da questo momento difficile (che non voglio più chiamare crisi) e di conquistarsi un posto per gli anni a venire. Ne abbiamo visti diversi di momenti difficili, soprattutto chi ha una ventina d’anni più di me, e come siamo arrivati fino a qui? Lottando e innovando. Giocando le carte e non tenendosele in mano.
Occhio quindi, guardatele bene, magari avete un asso in mano ed è adesso l’ora di giocarlo, così invece di "piccoli andirivieni" e "grandi fermi", ci potrebbe essere una ripartenza.