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Nati per credere. Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin.

In libreria.

pubblicato da Mario Innocente, il 1 maggio 2009



Nati per credere. Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin.

La teoria darwiniana dell’evoluzione rappresenta uno dei maggiori successi scientifici di ogni tempo; eppure molte persone che non si occupano di scienza a livello professionale la rifiutano e mostrano invece di credere in varie forme di creazionismo.

Sembra, come ha osservato Richard Dawkins, che il nostro cervello sia stato specificamente "progettato" per fraintendere il darwinismo e che l’ipotesi di una "mente creatrice superiore" sia per l’uomo più attraente e naturale. In questo volume uno psicologo cognitivo, un filosofo della scienza e un neuroscienziato intrecciano le proprie riflessioni e le proprie esperienze di ricerca per offrire al lettore una tesi affascinante: il meccanismo evolutivo ha fatto sì che credere nel sovrannaturale sia diventato una parte integrante dei nostri normali processi cognitivi. La mente umana si è infatti evoluta, in virtù del meccanismo della selezione naturale, per pensare in termini di obiettivi e di intenzioni, un adattamento biologico importantissimo per un animale sociale come l’uomo.

Un libro di Girotto Vittorio, Pievani Telmo e Vallortigara Giorgio. Edito da Codice.

Se i princìpi generali della teoria dell’evoluzione sono consolidati presso la comunità scientifica, aspetti secondari della teoria sono tutt’oggi ampiamente dibattuti, e costituiscono un campo di ricerca estremamente vitale. Vi consigliamo di dare un’occhiata alle informazioni relative alla teoria darwiniana.

Buona lettura.

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2 Messaggi del forum

  • Caro Mario, è normale che a 200 anni dalla nascita di Charles Darwin e al 150° anniversario dalla pubblicazione del suo "L’origine delle specie", di cui quest’anno ricorrono gli anniversari, si tenda a celebrare la figura di questo grande ricercatore biologo.

    Non è però una novità che ormai non solo il mondo religioso, ma anche parte del mondo scientifico sta mettendo in crisi la struttura portante della sua teoria. A questo ci hanno dato una grossa mano gli studi sul DNA. A smentire i seguaci più ortodossi del darwinismo è, lo studio del corredo genetico di quello strano animale che è l’ornitorinco: la composizione del suo genoma lo indica come esito di un insieme di discendenze evolutive non solo dai mammiferi ma anche dagli uccelli e dai rettili (il suo veleno è più potente di quello di molti serpenti). Un animale così strutturato non può essere la conseguenza di tante piccole mutazioni casuali che si sono via via perfezionate per meglio adattarsi all’ambiente e garantirsi la sopravvivenza. L’ornitorinco, nella sua originalità e stranezza, è una falsificazione vivente del gradualismo darwiniano e della selezione naturale considerata come “motore dell’evoluzione”. E, come si sa, nelle scienze un evento falsificatore è più potente di tante verifiche.

    Il problema ormai è da tempo nell’agenda dei biologi: che la selezione naturale faccia acqua non è una novità ed è ben chiaro che si devono esplorare nuove piste per capire cosa produce la variabilità nelle forme viventi, fornendo poi alla selezione il materiale su cui, eventualmente, operare. Bisogna esplorare i complessi sistemi biochimici e mettere nel conto tante possibili interazioni di tipo non solo strettamente biologico e genetico ma anche chimico, fisico, ambientale e, perchè no, culturale. E i ricercatori all’opera in queste direzioni sono più di quanto non si pensi o non si divulghi.

    C’è da augurarsi che nei laboratori dei biologi si faccia sempre più strada questo stile pluralista e aperto a tutte le evidenze.

    In tal modo forse il Gran Premio dell’evoluzione non vedrà il grande naturalista scozzese in pole position e i tifosi della selezione naturale dovranno abbassare un po’ gli striscioni. Ma ci guadagneranno la ragione e la verità.

    La lettura del libro è senz’altro da consigliare, ma consiglio, nel contempo, un abbonamento alla rivista Nature che sta trattando da tempo l’argomento lasciando spazio a una visione più pluralista dell’argomento

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    • Grazie Raffa, penso anche che le tue riflessioni possano essere di spunto per le attività strategiche di marketing. Un po’ come osservando la curva sigmoide, così ispirandosi allo studio del DNA e anche agli studi darwiniani, si può agire di conseguenza in molte "faccende" che regolano le azioni e la "vita" o "morte" delle aziende, o anche dei soli prodotti di queste aziende.

      Mi permetto di pubblicare questa tua profonda e acuta riflessione, che sarà spunto anche per un successivo post.

      Grazie, Mario

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