Il significato del progresso tecnologico.
pubblicato da Mario Innocente, il 12 giugno 2009

Da diversi mesi ormai, sto studiando dall’interno il fenomeno Facebook, che sta spopolando nel nostro paese e la cui curva ascendente sembra non fermarsi, anche dopo la promozione di altri social network simili, anche più avanzati. Dentro chi c’è o c’è stato, ne vede di tutti i colori. Cose che a pensarci fanno accaponare la pelle. Si vedono situazioni al confine del surreale, scene che se le vedessero i marziani, allora avremmo finalmente capito perché son così diminuiti gli avvistamenti nell’area 51 negli Stati Uniti.
Ci sono, per esempio, coppie di conviventi, che si scambiano le foto (album fotografici) nelle loro rispettive bacheche. Incredibilmente direi, visto che la sera si vedranno sicuramente a casa. Se poi uno fa un giro alla ricerca soprattutto di un amico e digita un nome a caso (per esempio Marco), può vedere una serie infinita di torsi nudi con pettorali esposti. Nel caso degli uomini appunto, questo supera di gran lunga i bichini femminili anche se, nel caso delle donne, si possono incontrare una sfilza di immagini con pose ammiccanti o provocatorie oppure, cosa più carina, false.
Infatti alcune volte capita che la foto che sono on-line nel profilo non siano proprio il ritratto della persona in questione. Se poi, andando a curiosare, si vede che nel profilo non ci sono fotografie, allora il sospetto diventa certezza. Facebook è davvero un fenomeno, come hanno detto i giornali, ma lo è di più in senso negativo che come social network. Un social network ha infatti come mission quella di creare relazioni sociali (d’altronde lo dice il nome stesso), di fare in modo che le persone si conoscano o si ritrovino o abbiano la possibilità di comunicare anche stando in paesi molto distanti. Questo in parte accade anche su Facebook, ma viene meno la parte più importante, ovvero quella di avere la possibilità di creare relazioni sane, di incontrarsi o rivedersi dopo tanto tempo. Inoltre penso che comunque ci siano possibilità di comunicare con persone distanti o ritrovate, senza per forza rendere questa comunicazione pubblica, oppure senza mettere in vista e a tutti, gli altri amici (magari quelli veri). Se pensiamo alle possibilità di Skype, per fare un esempio, allora ci accorgiamo che Facebook non è altro che una vetrina, il modo per diventare tutti e tutte delle veline, o per sentirsi all’interno di un grande enorme fratello internazionale, dove "tutti" sanno i cazzi di "tutti". Terribile!
Leggendo l’ultimo WIRED trovo, a supporto della mia teoria disfattista in merito di Facebook, una visione tecnica del "mezzo". Luca Sofri, parlando nel suo articolo dei "nativi digitali", ci fa notare come e cito le sue parole "Chi accede alla rete da Facebook non ha bisogno di conoscere i meccanismi con cui la rete funziona o di essere appassionato dell’informazione e delle cose del mondo. Ci trova quelle cose che lo interessano e che conosce. Giovanni Boccia Artieri, studioso della comunicazione, ha individuato nel successo di Facebook ‘l’ascesa della borghesia’ in rete. E questo non solo significa che i meccanismi della rete coinvolgono sempre più persone che prima ne erano estranee, ma ha anche un effetto opposto. Internet si ‘normalizza’. Viene ricolonizzata dal mondo di di prima. I suoi abitanti, meno coraggiosi e attrezzati, vi costruiscono i modelli familiari. Il successo di Facebook è un successo di funzioni semplici e tradizionali..." Una visione precisa trasversale su internet, le giovani generazioni, quelle "di mezzo" (come la mia) e i social network e l’importanza che sembrano rivestire nella nostra società. Facebook non ha niente di internet, della tecnologia che si può trovare altrove, anche solo in qualche nuovo social network, non ha niente di dinamico, cosa ancora più evidente. Citando la questione dei nodi espressa in un altro post di pochi giorni fa, sembra che questo così utilizzato network, non si possa vantare di tale appellativo. Non è di fatto un network, ma piuttosto, come ho dichiarato prima, una vetrina. Riuscire a trovare persone in internet non è fare network, ma si vive una situazione statica, nessuna connessione, sembra infatti che chi abbia studiato Facebook, si sia preoccupato di ingabbiare gli utenti. Oltre che non dando (fino a poco tempo fa), la possibilità di cancellare il proprio profilo, anche relegandoli in quel "mondo", impedendo ogni relazione con l’internet esterno, con il mondo di milioni di host che attendono solo di essere visitati. Non solo, tra questi altre migliaia di network con i quali avere la possibilità di creare relazioni.
Ma non dimentichiamoci che anche Facebook è soggetto alle logiche del mercato e del denaro. Mark Zuckerberg suo fondatore è stato considerato dalla rivista Forbes, il più giovane miliardario del mondo. Ok, niente da dire è il solito testone americano che, grazie anche alla lungimiranza che spesso si respira negli States, ha potuto realizzare il suo progetto, ma c’è anche da dire che si è basato su alcune leve psicologiche che, ancor più nel nostro paese, hanno fatto si che il suo "social" network avesse un grande successo. Che poi l’ha chiamato face-book, il libro delle facce e questo è adesso. Non un mezzo di comunicazione, ma un modo per alcune persone, per non sentirsi soli, per vedersi desiderati, per vivere di ricordi, per dimenticarsi, addormentandosi, di come le tecnologie vanno avanti e ci permettono di comunicare veramente e non solo in modo fittizio e falso. Tanto di cappello Mark, alla tua idea imprenditoriale e tanto di cappello a tutti coloro che ci passano bel 32 minuti ogni giorno. Tanto di cappello.
Anche le aziende hanno preso di mira questo "bacino" di persone e a ragione. Sì perché si possono fare azioni su target ben precisi. E non esiste solo Facebook, ma social più giovani, che hanno di lunga sorpassato il concetto antiquato di forum o blog, seppure gli ultimi (molti) siano pregevoli per la qualità dell’informazione. Così si sviluppano società (in Italia in ritardo rispetto ad altri paesi) che operano in questo senso utilizzando network di persone istruite ed esperte. Una sorta di call center da casa e da diversi posti nel mondo. E c’è da guadagnare, ancor di più c’è da guadagnare in qualità, se prendiamo in considerazione seriamente l’idea di farlo con un progetto, con una strategia e non a caso o a intuito, tanto più on-line, dove le risposte e la velocità di trasmissione della comunicazione è altissima e dove è facile aver successo, così come essere seppelliti.
Scusate, una lunga digressione, ma non sarà la prima (poveri voi), l’argomento social in generale è da osservare e di utilità soprattutto per chi opera nella comunicazione e nel marketing come me. C’è anche da divertirsi. E a questo proposito vorrei salutare, e ringraziare, una persona, una ragazza, che non ho mai conosciuto di persona ma che mi ha dato la sua "amicizia" su Facebook, così come ad altri 1105 uomini, e che ci solletica con le sue continue pubblicazioni on-line di album fotografici caratterizzati dalla stessa... identica... imbalsamata espressione! Grazie!