Lettera sull’amore al tempo di Facebook Ottobre 9, 2008 Cara Maria Grazia, hai un nome molto bello e molto cristiano, usalo. Drusilla, lo pseudonimo che hai scelto qui, è brutto, oltre che pagano – non me ne voglia Drusilla martire; figlia dell’Imperatore Traiano, la tua santa virtuale usciva ogni sera con cinque ragazze, più o meno come fai tu. Anche lei andava a caccia di uomini, più che altro dei loro corpi - i corpi dei martiri cristiani, secondo costume abbandonati sulla pubblica via. Drusilla, quella vera, usciva la sera per raccogliere cadaveri e seppellirli. L’hanno arrestata dopo neanche un mese; fustigata e buttata in un pentolone pieno d’acqua bollente. Com’è cambiato il mondo! Allora c’era la certezza della pena. Adesso, ci sono gip e gup. Di Santa Drusilla ne ha parlato San Giovanni Crisostomo. Di te ne parlo io, in un testo che del pontificale ha solo l’oziosa solennità. E tu, centinaia di anni dopo, eccoti qui a vendicare quella strage, facendo strage di altrettanti uomini – che a quanto vedo dall’album “mariagrazia”, non mancano della rigidità dei cadaveri. (...)
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